Le opere di Leonardo da Vinci raccontano il suo metodo unico: dipinti, studi, incompiuti e lavori perduti che svelano la mente più innovativa del Rinascimento.
Le opere di Leonardo da Vinci rappresentano uno dei patrimoni più preziosi della storia dell’arte, non soltanto per la loro bellezza, ma per ciò che rivelano del suo modo di pensare. Leonardo non fu un artista prolifico e sono poche le opere che possiamo attribuirgli con certezza, ma ciascuna di esse contiene un mondo intero fatto di osservazioni, studi, correzioni e intuizioni che uniscono scienza e pittura. Nei suoi dipinti convivono anatomia, ottica, psicologia dello sguardo, matematica della prospettiva e un’attenzione quasi spirituale per la vita interiore dei soggetti rappresentati. Accanto ai capolavori compiuti esistono poi opere incompiute, tele abbandonate, esperimenti che non raggiunsero mai la forma definitiva, e soprattutto un gruppo di opere perdute che hanno alimentato per secoli il mito del genio rinascimentale. Capire le opere di Leonardo significa entrare nella sua mente, nel suo metodo, nella sua capacità di osservare e reinventare la realtà attraverso il disegno, la materia e la luce.
INDICE
- Quali sono le opere di Leonardo da Vinci?
- Opere incompiute di Leonardo: perché non le ha terminate?
- Le opere perdute di Leonardo: cosa sappiamo?
- Quali tecniche pittoriche usava Leonardo?
- Il disegno come opera d’arte
Quali sono le opere di Leonardo da Vinci?
Le opere attribuite con certezza a Leonardo sono poche, ma ognuna racchiude in sé il metodo di osservazione, ricerca e invenzione di da Vinci.
Nei primi anni alla bottega del Verrocchio nacque l’Annunciazione e Leonardo partecipò alla realizzazione del Battesimo di Cristo, opere in cui si riconosce subito un’attenzione nuova per la luce, per la morbidezza dei passaggi tonali e per quei paesaggi lontani che sembrano respirare.
La Madonna del Garofano, dipinta negli anni successivi, mostra già quel modo tipicamente leonardesco di fondere psicologia e naturalismo, rendendo le figure vive e interiori.
L’Adorazione dei Magi, rimasta incompiuta, è uno dei suoi cantieri più affascinanti in cui il movimento caotico, le architetture in rovina, gli sguardi febbrili, rivelano la volontà di comprendere non solo come rappresentare il mondo, ma come funziona.
Le due versioni della Vergine delle Rocce, una al Louvre e una alla National Gallery, raccontano la sua capacità di rielaborare idee e soluzioni: la prima, più misteriosa e avvolta, la seconda più chiara e definita, mostrano la maturazione del suo linguaggio.
Nei ritratti come la Dama con l’Ermellino e la Belle Ferronnière emerge una profondità psicologica che all’epoca non aveva paragoni perché in queste opere le figure non posano, ma sembrano colte in un pensiero, in un respiro, in un movimento silenzioso.
La Gioconda, ovviamente, è il punto estremo di questa ricerca poiché non è solo un ritratto, è un enigma visivo costruito attraverso centinaia di velature sottili e un paesaggio geologico che incornicia il volto come un mondo parallelo.
L’Ultima Cena, dipinta nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, è un’opera rivoluzionaria che ha rischiato di andare perduta pochi decenni dopo la sua realizzazione. Leonardo scelse una tecnica non convenzionale che gli permetteva di lavorare lentamente, come un pittore su tavola, ma che rendeva la superficie fragile. Il risultato è una scena drammatica e teatrale, dove ogni apostolo reagisce in modo diverso alle parole di Cristo e dove l’emotività collettiva è costruita con una precisione quasi teatrale.
Le ultime opere milanesi e francesi, come il San Giovanni Battista e il gruppo della Sant’Anna con la Vergine e il Bambino, mostrano invece un Leonardo sempre più interessato a dissolvere i contorni, far vibrare la luce e portare la pittura verso un territorio mentale e visionario. Infine, alcune opere come il Salvator Mundi rimangono controverse e non completamente accettate come autografe, anche se il loro studio, a prescindere dall’attribuzione, ha contribuito a illuminare il modo in cui Leonardo e la sua bottega lavoravano, condividendo disegni, modelli e invenzioni.

Opere incompiute di Leonardo: perché non le ha terminate?
La fama di Leonardo come artista che non termina i propri lavori è legata sia al suo perfezionismo sia alla sua curiosità cronica. Leonardo era più interessato al processo che all’esito finale e per lui un’opera non era qualcosa da consegnare, ma uno spazio di indagine continua, un laboratorio mentale. Lavorava con una grande intensità, ma si annoiava facilmente e lasciava le opere a metà per seguire ciò che lo affascinava in quel momento. Per questo molte opere sono rimaste a metà, sospese come appunti visivi e, sempre per questo, è nata l’ipotesi che Leonardo potesse soffrire di ADHD.
Tra le opere incompiute di Leonardo troviamo il San Girolamo dei Musei Vaticani, una figura magra e tormentata che emerge da un impianto compositivo solo accennato, eppure già potentissimo.
Anche l’Adorazione dei Magi, commissionata dai monaci di San Donato a Scopeto, venne abbandonata quando Leonardo decise di trasferirsi a Milano. La sua complessità compositiva riflette il pensiero di Leonardo, che sembrava voler comprendere ogni meccanismo della scena prima ancora di dipingerla, altro motivo che forse lo portava a non terminare ciò che iniziava.
La Scapigliata, probabile opera autografa, è un altro esempio perfetto del suo non-finito. Si tratta di un volto delicatissimo che emerge da una superficie grezza, come un pensiero non ancora del tutto incarnato.
Infine, un’altra opera incompiuta di Leonardo è la Battaglia di Anghiari, grandioso progetto murale nel Salone dei Cinquecento a Firenze, interrotto quando la tecnica sperimentale utilizzata iniziò a fallire. I tentativi di creare un encausto moderno non diedero i risultati sperati e il dipinto fu presto compromesso.
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Le opere perdute di Leonardo: cosa sappiamo?
Accanto alle opere incomplete esiste un intero capitolo del lavoro di Leonardo che è andato perduto, alcune avvolte nel mistero, altre riportate da fonti ma mai trovate, altre ancora sopravvissute in copie. Una delle più note è Leda e il Cigno, un dipinto molto apprezzato dai contemporanei ma oggi perduto. Le copie mostrano una figura sinuosa e complessa, perfettamente coerente con il gusto di Leonardo per il movimento del corpo umano.
Un altro caso celebre è la cosiddetta Gioconda nuda, un disegno che potrebbe essere stato realizzato nella cerchia di Leonardo e che alcune analisi collegano ai modelli anatomici studiati durante la realizzazione della Gioconda.
Altre opere perdute sono note attraverso inventari del Cinquecento che menzionano ritratti e Madonne oggi impossibili da identificare. Queste assenze contribuiscono all’aura di mistero attorno alla sua figura che dimostra come ciò che è andato perduto spesso affascina quanto ciò che è sopravvissuto.

Quali tecniche pittoriche usava Leonardo?
Le tecniche pittoriche di Leonardo sono il cuore della sua innovazione perché, grazie al suo approccio scientifico alla rappresentazione, fu portato a sperimentare in continuazione, spesso con risultati straordinari ma anche rischiosi dal punto di vista della conservazione.
Il suo tratto distintivo è lo sfumato, una tecnica che permette passaggi tonali quasi impercettibili, dando ai volti una vita interiore che sembra pulsare sotto la pelle. Leonardo osservò che la natura non ha contorni netti e che tutto sfuma, tutto si dissolve nella luce; da qui nasce uno stile in cui le ombre sono morbide, avvolgenti, quasi umide.
Fondamentale è anche la prospettiva, poiché Leonardo aveva capito che la distanza altera il colore e la nitidezza e per questo nei suoi paesaggi le montagne diventano azzurre, l’aria si fa trasparente, la luce cambia da strato a strato. Questo conferisce una profondità naturalistica che nessuno aveva mai raggiunto prima. Il chiaroscuro, poi, è uno strumento non solo tecnico ma narrativo per Leonardo, perché permette di scolpire i volumi, dirigere l’attenzione, creare atmosfera.
A questo si aggiunge la competenza anatomica di Leonardo che, tra i suoi studi, ha incluso anche quelli relativi a scheletro, tendini e muscolatura, con un’accuratezza che gli permetteva di rendere le pose, i movimenti e i gesti naturali e credibili. La sperimentazione di Leonardo su materiali e miscele di colori ha portato molte delle sue opere a soffrire nel tempo, come dimostra l’Ultima Cena, dipinta su muro con tecniche che non avrebbero dovuto essere usate su intonaco.
Il disegno come opera d’arte
Per Leonardo il disegno non era un semplice strumento preparatorio ma rappresentava un linguaggio della sua intelligenza. Attraverso il disegno Leonardo pensava, analizzava e cercava di comprendere l’anatomia umana, il moto dell’acqua, le forze che consentono agli uccelli di volare, le leggi che regolano il regno animale e quello vegetale.
Nei disegni di Leonardo emergono attenzione scientifica e sensibilità artistica, oltre a una mente quasi ossessionata dalla comprensione della natura e da come questa si muova e si trasformi. Nei suoi fogli si notano curiosità, ricerca, pensiero libero e alcuni dei suoi disegni, come il Cartone di Burlington House o la Testa di fanciulla di Torino, appaiono come opere compiute e non come disegni preliminari o esercizi.
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