Leonardo e il sonno polifasico
Luglio 08, 2026

Si sente spesso dire che Leonardo da Vinci dormisse soltanto poche ore al giorno seguendo un particolare schema di sonno polifasico. Ma quanto c’è di vero?

Il presunto sonno polifasico di Leonardo da Vinci è uno dei miti più diffusi sul genio del Rinascimento. Secondo una teoria molto popolare, Leonardo avrebbe dormito solo pochi minuti ogni quattro ore, riuscendo così a dedicare gran parte della giornata ai suoi studi e alle sue invenzioni. Le fonti storiche non confermano però questa informazione: i documenti dell’epoca, le biografie dei contemporanei e gli studi più recenti non riportano prove che Leonardo seguisse realmente un simile schema di sonno. L’idea sembra essersi diffusa solo in tempi moderni, alimentata da libri sulla produttività e dalla cultura del biohacking. Scopriamo l’origine di questo mito per conoscere meglio Leonardo, ma anche di distinguere tra curiosità popolari e fatti storicamente documentati, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali sul sonno e sul funzionamento dell’organismo umano.

INDICE

Che cos’è il sonno polifasico

Per sonno polifasico si intende un’organizzazione del riposo distribuita in più episodi nell’arco delle 24 ore, anziché concentrata in un unico periodo notturno.

A differenza del sonno monofasico, oggi prevalente nella maggior parte degli adulti, il sonno polifasico prevede diversi intervalli di sonno alternati a periodi di veglia. Normalmente noi iniziamo a percepire la stanchezza verso la fine della giornata, quando il sole cala e nel nostro corpo aumenta la produzione di melatonina, ormone che riduce la temperatura corporea favorendo uno stato di rilassamento che porta ad attormentarsi più facilmente.

La produzione di melatonina varia in base all’età ed esistono forme fisiologiche di sonno distribuito come quelle dei neonati o il riposo pomeridiano associato al sonno notturno, definito più correttamente sonno bifasico.

Il sonno polifasico prevede invece più momenti dedicati al sonno, ma negli ultimi decenni iè stato però associato soprattutto a programmi estremi, basati su numerosi sonnellini molto brevi con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero complessivo di ore dormite. Tra questi schemi compare spesso il cosiddetto “Da Vinci Sleep Schedule“, attribuito a Leonardo da Vinci, ma senza basi storiche documentate.

Nel mondo di Leonardo

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Leonardo dormiva davvero così poco?

Dai manoscritti e dagli appunti di Leonardo possiamo caratterizzare una persona in grado di lavorare a lungo su progetti diversi e di annotare continuamente osservazioni e idee e questo può suggerire che il genio non avesse ritmi regolari per quanto riguarda il sonno.

Se teniamo poi conto del fatto che la sua curiosità lo spingeva a studiare i temi più disparati, dall’anatomia umana alle macchine da guerra, possiamo credere sia plausibile che tra i suoi tanti interessi ci fosse anche lo studio del sonno.

Queste supposizioni non rappresentano però una prova del fatto che dormisse soltanto poche ore al giorno o che applicasse alla sua quotidianità il sonno polifasico. La convinzione secondo cui Leonardo avrebbe dormito venti minuti ogni quattro ore è infatti priva di una documentazione storica verificabile.

Non esistono documenti scritti da Leonardo né testimonianze dei suoi contemporanei che descrivano un’abitudine di sonno simile a quella oggi chiamata “sonno polifasico” e nemmeno Giorgio Vasari, autore della più celebre biografia rinascimentale dell’artista, riporta informazioni su un metodo di riposo tanto insolito.

Spesso questa affermazione viene spesso ripetuta senza indicare una fonte primaria ed è possibile sia nata molti secoli dopo la morte dell’artista.

Cos'è il sonno polifasico di Leonardo
benzoix/magnific

Da dove nasce il mito del sonno polifasico di Leonardo

Il collegamento tra Leonardo da Vinci e il sonno polifasico sembra essersi diffuso nel Novecento e che abbia trovato grande popolarità con la nascita di libri e siti dedicati alla produttività personale. L’idea è semplice e affascinante perché consiste nel ridurre il tempo dedicato al sonno per aumentare quello disponibile per studiare, lavorare o creare.

Con la diffusione di Internet, questa teoria è stata ripresa migliaia di volte, fino a diventare quasi un fatto acquisito. In realtà, molte pubblicazioni che la riportano non citano alcuna fonte storica e rimandano semplicemente ad altri articoli che ripetono la stessa informazione.

Si tratta probabilmente di un esempio di come un’affermazione possa trasformarsi in una convinzione diffusa pur senza essere sostenuta da prove documentali.

L’idea di un Leonardo capace di rivoluzionare il proprio riposo per lavorare di più continua ad affascinare perché si adatta perfettamente all’immagine del genio instancabile ma le prove storiche, però, raccontano una storia diversa: ciò che rende straordinario Leonardo non è un presunto metodo di sonno, ma la sua eccezionale capacità di osservare il mondo, sperimentare e trasformare la curiosità in conoscenza.

Cosa sappiamo davvero delle abitudini di Leonardo

Se il sonno polifasico appartiene più al mito che alla storia, esistono invece molti aspetti della vita di Leonardo ben documentati. I suoi manoscritti testimoniano un’attività continua di osservazione e sperimentazione: studiava anatomia, progettava macchine, analizzava il volo degli uccelli, disegnava piante, annotava fenomeni naturali e sviluppava idee in campi molto diversi tra loro.

Leonardo era noto anche per passare frequentemente da un progetto all’altro e per tornare più volte sulle stesse opere nel corso degli anni, un metodo di lavoro estremamente dinamico e interdisciplinare che ha probabilmente contribuito a costruire l’immagine di una persona instancabile.

La sua intensa attività potrebbe far dedurre che Leonardo dormisse pochissimo ma, più che il numero di ore di sonno, ciò che colpisce ancora oggi è il suo modo di lavorare basato su una curiosità inesauribile e sulla capacità di collegare discipline molto diverse tra loro.

Leonardo e il sonno polifasico
Daniela Dimitrova/Pixabay

Cosa dice oggi la scienza sul sonno polifasico

Le conoscenze attuali non supportano l’idea che un adulto possa dormire stabilmente soltanto due o tre ore al giorno senza conseguenze. Gli esperti del sonno raccomandano in genere tra le sette e le nove ore di riposo nelle 24 ore per la maggior parte degli adulti, mentre gli schemi di sonno estremamente frammentati vengono utilizzati solo in situazioni particolari o sperimentali.

Alcune professioni, come la navigazione oceanica in solitaria o particolari attività militari, possono ricorrere a brevi sonnellini programmati quando non è possibile dormire a lungo ma si tratta di strategie adottate per gestire condizioni eccezionali, non di modelli consigliati come stile di vita.

Il sonno polifasico estremo non sembra migliorare creatività, produttività o capacità cognitive nel lungo periodo: un sonnellino pomeridiano breve, invece, può far affrontare il pomeriggio con maggiore lucidità ed energia e se viene effettuato nel primo pomeriggio, non influenza il riposo notturno.

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