L’autoritratto di Leonardo è davvero Leonardo? Storia di un’immagine iconica
Novembre 05, 2026

Il celebre disegno è tradizionalmente considerato un autoritratto di Leonardo da Vinci, ma l’identità dell’uomo raffigurato è ancora oggetto di discussione.

L’autoritratto di Leonardo da Vinci raffigura davvero Leonardo? Il celebre disegno mostra un anziano con capelli lunghi, barba fluente e sguardo intenso, caratteristiche che hanno contribuito a creare il volto con cui oggi immaginiamo il genio rinascimentale. L’opera è conosciuta in tutto il mondo come l’Autoritratto di Leonardo, ma non esistono prove che l’uomo rappresentato sia proprio l’artista e la sua identificazione, però, è discussa dagli storici dell’arte, soprattutto per i dubbi sulla datazione del disegno e sull’età apparente del soggetto. Alcuni studiosi ritengono che Leonardo abbia rappresentato se stesso negli ultimi anni della vita, altri ipotizzano che si tratti dello studio di un volto anziano. Nonostante le incertezze, il Ritratto di vecchio è diventato un’immagine iconica, diffusa attraverso incisioni, pubblicazioni e riproduzioni che hanno contribuito a renderla il ritratto più riconoscibile di Leonardo da Vinci.

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Com’è fatto e dove si trova l’autoritratto di Leonardo?

Il disegno conosciuto come Autoritratto di Leonardo da Vinci è conservato alla Biblioteca Reale di Torino ed è uno dei fogli più celebri della raccolta leonardesca dei Musei Reali. L’opera, chiamata anche Ritratto di vecchio, misura circa 33 centimetri di altezza per 21 di larghezza ed è stata realizzata a sanguigna, una tecnica di disegno che utilizza un materiale di colore rossastro per tracciare linee e ombreggiature sulla carta.

Il foglio è particolarmente delicato, perché la carta presenta alterazioni e fenomeni di ossidazione che ne rendono necessaria una conservazione attenta, motivo per cui l’originale non è normalmente esposto in modo continuativo, ma viene mostrato al pubblico in occasioni selezionate e con particolari precauzioni.

Il soggetto è un uomo anziano rappresentato di tre quarti, con una lunga barba ondulata, capelli folti, sopracciglia marcate e un volto segnato da rughe profonde. Lo sguardo è intenso e concentrato, alcune parti del viso sono definite con grande precisione, altre rimangono appena accennate. Il risultato è un’immagine che sembra restituire non soltanto l’aspetto fisico di una persona, ma anche il carattere e la profondità dei suoi pensieri.

La datazione del disegno non è del tutto condivisa; secondo l’interpretazione sostenuta dai Musei Reali di Torino, l’opera potrebbe essere stata realizzata intorno al 1517, quando Leonardo aveva circa 65 anni e viveva in Francia alla corte di Francesco I. Altri studiosi hanno proposto una collocazione cronologica precedente, che renderebbe più difficile riconoscere nel soggetto lo stesso Leonardo.

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L’autoritratto raffigura Leonardo?

Il principale motivo per cui l’identificazione del disegno come autoritratto viene discussa è che non esiste una testimonianza contemporanea a Leonardo che dimostri con certezza che l’uomo raffigurato sia lui. Il titolo con cui l’opera è comunemente conosciuta riflette infatti una tradizione interpretativa, ma non costituisce di per sé una prova dell’identità del soggetto.

Un altro elemento riguarda l’età dell’uomo rappresentato, dato che Leonardo nacque nel 1452 e morì nel 1519, a 67 anni, mentre il volto del disegno sembra di una persona molto più anziana. Questo non basta a escludere un autoritratto perché le condizioni fisiche, le caratteristiche individuali e le scelte espressive dell’artista possono influenzare l’età apparente di un soggetto, ma esiste anche un problema legato alla datazione.

Lo storico dell’arte Pietro Marani ha osservato che alcune caratteristiche stilistiche del disegno, come il tratteggio sottile e incisivo, ricordano opere realizzate da Leonardo negli anni Novanta del Quattrocento; se il foglio appartenesse effettivamente a quel periodo, Leonardo avrebbe avuto circa quarant’anni e sarebbe difficile interpretare il volto anziano come un autoritratto dal vero.

Marani ha quindi avanzato l’ipotesi che il disegno potesse essere uno studio per il volto di un apostolo dell’Ultima Cena. Leonardo era infatti solito osservare e disegnare volti di persone anziane, uomini dai tratti particolari ed espressioni accentuate, utilizzandoli come materiale di studio per le proprie opere, quindi Il Ritratto di vecchio potrebbe appartenere a questa attività di ricerca.

Quali indizi suggeriscono che l’uomo ritratto sia Leonardo?

Nonostante i dubbi, esistono anche argomenti a favore dell’identificazione del Ritratto di vecchio come autoritratto. Uno dei principali riguarda la somiglianza tra il soggetto e alcune descrizioni storiche dell’aspetto di Leonardo, che negli ultimi anni della vita aveva capelli e barba lunghi e un aspetto particolarmente autorevole.

Il disegno è stato inoltre accostato ad altre immagini tradizionalmente associate a Leonardo, tra cui la figura di Platone nella Scuola di Atene di Raffaello. Secondo una diffusa interpretazione, Raffaello avrebbe attribuito al filosofo greco i lineamenti del maestro fiorentino, rappresentandolo come un uomo anziano dalla barba lunga.

Un ulteriore elemento riguarda la qualità del disegno e le sue caratteristiche tecniche, considerate compatibili con la produzione grafica di Leonardo. I Musei Reali di Torino sostengono l’interpretazione tradizionale e collocano il foglio negli ultimi anni della vita dell’artista, quando avrebbe potuto rappresentare sé stesso con l’aspetto di un uomo ormai anziano.

Come il Ritratto di vecchio è diventato il volto di Leonardo da Vinci

Indipendentemente dall’identità dell’uomo raffigurato, il Ritratto di vecchio ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’immagine pubblica di Leonardo da Vinci. Oggi infatti basta osservare un uomo anziano con capelli lunghi, barba fluente e sguardo pensoso per riconoscere immediatamente i tratti che associamo al grande artista rinascimentale. Questa familiarità, però, è anche il risultato di una lunga storia di riproduzioni e interpretazioni.

Il disegno era conosciuto già prima del suo ingresso nella collezione sabauda, avvenuto nel 1839 con l’acquisto da parte di Carlo Alberto. All’inizio dell’Ottocento circolavano infatti copie e interpretazioni del volto, tra cui quelle legate a Giuseppe Bossi, artista e studioso che contribuì alla riscoperta e alla diffusione dell’opera di Leonardo.

Nel corso del XIX secolo, la riproduzione del disegno attraverso incisioni, pubblicazioni e successivamente fotografie contribuì a consolidare l’associazione tra quel volto e l’artista. Particolarmente importanti furono le riproduzioni realizzate nella seconda metà dell’Ottocento, quando crebbe l’interesse per Leonardo e per la sua figura di pittore, inventore e studioso.

L’immagine si adattava perfettamente anche all’idea romantica del genio universale: un uomo anziano, dall’espressione severa e dalla lunga barba, che sembrava incarnare la saggezza e la conoscenza accumulate nel corso di una vita dedicata all’osservazione della natura e alla ricerca.

Attraverso libri, manuali scolastici, mostre e riproduzioni, il presunto autoritratto è diventato così il volto più riconoscibile di Leonardo, fino a trasformarsi in un simbolo della sua stessa genialità. Il fatto che l’identificazione continui a essere discussa non diminuisce l’importanza del disegno, ma aggiunge un elemento interessante alla sua storia: l’immagine con cui tutti riconosciamo Leonardo potrebbe non rappresentare Leonardo stesso.

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