Perché la Gioconda si trova al Louvre e non in Italia?
Ottobre 27, 2026

La Gioconda non fu rubata da Napoleone, ma fu Leonardo da Vinci a portarla in Francia, dove entrò nelle collezioni reali prima di arrivare al Louvre.

La Gioconda si trova al Louvre di Parigi e non in Italia perché Leonardo da Vinci portò il dipinto con sé quando si trasferì in Francia nel 1516, su invito del re Francesco I. Il sovrano acquisì probabilmente l’opera intorno al 1518, quando Leonardo era ancora in vita, e il quadro entrò così nelle collezioni reali francesi. Napoleone non rubò la Gioconda all’Italia, come spesso si crede, perché quando il generale condusse le sue campagne militari nella penisola italiana, il dipinto si trovava già in Francia da quasi tre secoli. Dopo essere stato conservato in diverse residenze reali, il quadro arrivò al Louvre, dove venne esposto nel 1797, pochi anni dopo l’apertura del museo. Nel 1911 fu invece un italiano, Vincenzo Peruggia, a rubarlo dal Louvre, convinto di riportare in patria un’opera sottratta dai francesi, poi recuperata nel 1913 per tornare definitivamente al museo parigino.

INDICE

Quando la Gioconda arrivò al Louvre?

La Gioconda arrivò al Louvre nel 1797, quattro anni dopo l’apertura del museo, inaugurato nel 1793 durante la Rivoluzione francese, e oggi si trova esposta nella Sala degli Stati, protetta da una teca di vetro.. Il celebre dipinto di Leonardo da Vinci, conosciuto anche come Monna Lisa, apparteneva già da quasi tre secoli alle collezioni della monarchia francese, ma fino a quel momento era stato conservato nelle residenze dei sovrani.

La Gioconda entrò a far parte del patrimonio museale francese insieme a numerosi altri dipinti provenienti dalle raccolte reali quando il Louvre divenne museo pubblico come conseguenza della Rivoluzione francese, che portò alla nazionalizzazione delle collezioni della Corona e alla decisione di rendere accessibili ai cittadini opere d’arte fino ad allora riservate alla corte.

La permanenza del dipinto al Louvre non fu però ininterrotta perché nei primi anni dell’Ottocento, Napoleone Bonaparte fece trasferire la Gioconda nel Palazzo delle Tuileries, dove il quadro venne collocato nei suoi appartamenti privati, prima di tornare al museo.

Inoltre, nel 1911 la Gioconda fu rubata dal Louvre da Vincenzo Peruggia, un italiano che aveva lavorato per il museo e che riuscì a portare via il quadro nascondendolo sotto i vestiti. Per oltre due anni il dipinto rimase nella sua abitazione a Parigi, mentre la notizia della scomparsa faceva il giro del mondo, ma venne poi recuperato nel dicembre 1913, quando Peruggia cercò di venderla a un antiquario di Firenze e, prima di tornare al Louvre, venne esposta temporaneamente in Italia suscitando un enorme interesse da parte del pubblico e diventando uno dei simboli del museo parigino

Nel mondo di Leonardo

Vivi macchine e invenzioni interattive alla Mostra di Leonardo a Roma

Napoleone rubò la Gioconda all’Italia?

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, durante le campagne militari napoleoniche, le truppe francesi requisirono dipinti, sculture e altri beni artistici da chiese, palazzi e collezioni italiane. Numerose opere d’arte italiane furono effettivamente trasferite in Francia e alcune furono successivamente restituite, soprattutto dopo la caduta di Napoleone nel 1815.

La Gioconda, però, non faceva parte delle opere sottratte durante le campagne napoleoniche e fu Leonardo a portarla personalmente in Francia nel 1516. Il dipinto entò nelle collezioni dei re francesi molto prima della nascita di Napoleone, avvenuta nel 1769, quindi Napoleone non rubò la Gioconda all’Italia.

L’idea che il quadro fosse stato rubato all’Italia è un equivoco diffuso e probabilmente è anche un movente nel furto del 1911. Vincenzo Peruggia sostenne infatti di aver agito per motivi patriottici, con l’intenzione di restituire al proprio Paese un’opera che riteneva sottratta dai francesi.

Perché Leonardo portò la Gioconda in Francia?

Leonardo iniziò a dipingere la Gioconda probabilmente a Firenze intorno al 1503 e il presunto committente fu il mercante fiorentino Francesco del Giocondo. La Gioconda rappresenterebbe quindi il ritratto di Lisa Gherardini, moglie del mercante, ma . Leonardo non consegnò mai il quadro e lo tenne per sé, conservandolo a lungo e tornando più volte a lavorarci.

Forse Leonardo considerava l’opera particolarmente importante per le sue ricerche pittoriche, soprattutto per l’uso dello sfumato, la tecnica che permette di ottenere passaggi morbidi e graduali tra luce e ombra, senza contorni netti.

Nel 1516 Leonardo da Vinci si trasferì poi in Francia, dopo una lunga carriera trascorsa tra Firenze, Milano e Roma, dove aveva lavorato come pittore, ingegnere, inventore e studioso. Fu Francesco I, salito al trono nel 1515, ad invitarlo in Francia, in quanto grande ammiratore dell’arte e della cultura italiana e desideroso di attirare alla propria corte alcuni dei maggiori artisti del Rinascimento.

Leonardo accettò l’invito e si stabilì nel maniero di Clos Lucé, ad Amboise, vicino alla residenza reale, ricevendo una pensione e il titolo di primo pittore, ingegnere e architetto del re. Quando lasciò l’Italia, Leonardo portò con sé alcuni dipinti ai quali aveva continuato a lavorare nel corso degli anni. Tra questi figuravano la Gioconda, la Sant’Anna con la Vergine e il Bambino e il San Giovanni Battista, tre opere che oggi si trovano tutte al Louvre.

Il trasferimento di Leonardo in Francia fu quindi decisivo per il destino del dipinto, che non venne portato via dall’Italia dopo la morte di Leonardo, ma accompagnò l’artista negli ultimi anni della sua vita, trascorsi alla corte francese fino al 1519.

Come la Gioconda entrò nelle collezioni dei re di Francia?

La Gioconda entrò probabilmente nelle collezioni reali francesi intorno al 1518, quando Francesco I acquisì il dipinto mentre Leonardo da Vinci si trovava ancora alla sua corte. Le circostanze esatte dell’acquisto non sono del tutto documentate, ma gli studi storici e le testimonianze dell’epoca permettono di ricostruire il passaggio dell’opera alla monarchia francese.

Un documento del 1518 registra un pagamento effettuato a Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì, allievo e collaboratore di Leonardo, per alcuni dipinti. Il documento è stato messo in relazione con l’acquisizione di opere del maestro da parte di Francesco I, anche se non permette di stabilire con assoluta certezza tutte le modalità della transazione.

Secondo la tradizione riportata anche da Giorgio Vasari nelle sue Vite, il re francese acquistò la Gioconda per una somma molto elevata, pari a quattromila scudi, testimonianza che conferma l’importanza attribuita al dipinto già nel Cinquecento, anche se deve essere letta tenendo conto della distanza temporale tra gli avvenimenti e il racconto di Vasari.

Dopo l’ingresso nelle collezioni della Corona, la Gioconda fu conservata in diverse residenze reali e, nel corso dei secoli, si trovò anche al Castello di Fontainebleau e successivamente a Versailles, seguendo gli spostamenti della corte e delle raccolte artistiche dei sovrani francesi.

Con la Rivoluzione francese e la fine della monarchia, le collezioni reali divennero patrimonio nazionale e questo passaggio rese possibile l’esposizione pubblica della Gioconda al Louvre nel 1797, dove il quadro è conservato ancora oggi.

Leonardo dal vivo

Visita la Mostra di Leonardo a Roma e scopri da vicino macchine, invenzioni e tanto altro

Puoi leggere la versione in inglese di questo articolo cliccando qui >