“La musica non è da essere chiamata altro che sorella della pittura, conciossiaché essa è subietto dell’udito, secondo senso all’occhio, e compone armonia con la congiunzione delle sue parti proporzionali operate nel medesimo tempo, costrette a nascere e morire in uno o più tempi armonici, i quali tempi circondano la proporzionalità de’ membri di che tale armonia si compone, non altrimenti che faccia la linea circonferenziale per le membra di che si genera la bellezza umana. Ma la pittura eccelle e signoreggia la musica perché essa non muore immediate dopo la sua creazione, come fa la sventurata musica, anzi, resta in essere, e ti si dimostra in vita quel che in fatto è una sola superficie”.

Con queste parole Leonardo parla della musica nel suo Trattato di Pittura. Secondo il Genio Universale, quindi, la musica è seconda all’arte pittorica solo perché “muore” dopo la sua creazione. Un pensiero inevitabilmente figlio del tempo, perché chissà cosa avrebbe detto il nostro Leonardo se avesse potuto avere a disposizione incisori musicali o registratori, o addirittura le tecnologie di oggi, dai lettori mp3 a Spotify…

Non possiamo saperlo ma probabilmente la sua mente ingegnosa, magari, in qualche momento, si è anche proiettata verso la progettazione di qualche macchina in grado di registrare le performance musicali. D’altronde dalla sua creatività ci si poteva aspettare di tutto… Sicuramente però, dopo aver scoperto la sua passione per la musica in età adolescenziale, Leonardo è diventato anche un musicista, un poeta e un cantante di rara abilità e, dagli scritti dei suoi biografi, sappiamo che suonava e insegnava la lira.

Da buon inventore e artista, non si limitava soltanto alle performance musicali, bensì progettava e realizzava anche nuovi strumenti. Ad esempio, lo storico cinquecentesco Giorgio Vasari, nel suo Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettoriracconta che Leonardo aveva costruito una lira d’argento a forma di teschio di cavallo, grazie alla quale superò tutti i concorrenti di una gara per “musici” organizzata alla corte di Ludovico il Moro, presso il Castello Sforzesco di Milano.

Nel corso della sua vita inventò numerosi strumenti, molti dei quali considerati fantasiosi e innovativi. Difficile ricostruire con esattezza i tipi, le varianti e gli usi di questi strumenti perché quelli originali, sopravvissuti fino ai giorni nostri, sono veramente pochi. Sappiamo comunque che fra gli strumenti ad arco convivevano sia strumenti di derivazione medievale, come la “viella” e la “ribeca”, sia strumenti di concezione più avanzata come la lira da braccio e le viole “da brazzo” e da gamba (come dimostra il fregio della casa di Giorgione, 1500 circa). Nell’altra grande categoria di strumenti, quelli a corde pizzicate, avevano un ruolo rilevante il liuto e l’arpa. Considerevole era poi l’utilizzo di strumenti a percussione (tamburi, tamburelli, triangoli) in ambito popolare e in occasione di feste e celebrazioni di corte, sia civili che militari. Altro settore in evoluzione era anche quello degli strumenti a tastiera: l’organo, il clavicordio, il clavicembalo, la spinetta e il virginale. Nell’ambito degli strumenti a corda e a tastiera, Leonardo introdusse un originale uso della tastiera, mentre, per gli strumenti a percussione, disegnò un particolare progetto di tamburo contenuto nel Codice Atlantico (foglio 837r). Anche per gli strumenti a fiato delineò progetti originali, come appare nei disegni più antichi del Codice Ashburnham 2037 e in quelli più tardi e complessi del Codice di Madrid II (foglio 76r).

Il Carillon

Tra i suoi progetti riconducibili all’universo musicale, nella nostra Mostra potrete apprezzare la realizzazione del suo carillon e del suo tamburo meccanico. Due progetti – come sempre quando parliamo di Leonardo – a dir poco sorprendenti. Il primo mostra molti meccanismi studiati dall’artista: girando una manovella si muove un rocchetto a lanterna che trasmette il moto rotatorio ad una ruota con pioli (al posto del rocchetto viene spesso usata una vite senza fine); la ruota, girando, muove contemporaneamente un grande cilindro di legno percorso orizzontalmente da fessure dove sono incastrate delle linguette di metallo, che, alternandosi, fanno piegare indietro i martelletti che poi battono sulle campane. Vicino la manovella che fa muovere il meccanismo troviamo anche il sistema auto-bloccante, che fa in modo che il cilindro ruoti in un unico senso. Insomma, uno straordinario esempio della inventiva meccanica messa al servizio dell’intrattenimento.

Il Tamburo Meccanico

Il tamburo meccanico, invece, come si intuisce dal disegno di Leonardo, poteva essere trainato da una persona o da un animale, ma poteva anche essere azionato da una semplice manovella. Era concepito per essere utilizzato probabilmente durante i cortei lungo le vie della città, ma non è escluso che potesse anche essere impiegato in parate militari o addirittura in battaglia, per incitare i soldati a combattere o per intimorire il nemico. Un’opera multifunzionale che oggi, probabilmente, nel periodo di quarantena, avremmo utilizzato per rendere ancora più emozionanti i nostri flashmob sui balconi…

Cliccate qua per vedere qualche curiosità in più su questo argomento.